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Giovanni Lindo Ferretti, viaggio fra gli estremi
Del 03/12/2013 di Angela Fiore - Dallo stalinismo al cattolicesimo preconciliare: l'ex leader dei CCCP non conosce mezze misure.

Quando i CCCP comparvero sulla scena musicale italiana, inneggiando smaccatamente allo stalinismo, tutti pensarono a una provocazione in linea con l'estetica e la filosofia punk (dopo tutto il punk aveva già dissacrato i simboli del nazionalsocialismo, perché non saccheggiare anche l'immaginario all'estremo opposto?). A nessuno - o quasi - venne mai in mente che Giovanni Lindo Ferretti, anima del gruppo e autore dei meravigliosi testi, potesse fare sul serio e trovare autenticamente condivisibile l'ideale sovietico all'indomani di tutte le rivelazioni sugli orrori che lo avevano accompagnato.
Ferretti non si è mai preoccupato di chiarire il punto e ha proseguito per la propria strada, evolvendosi. Abbandonate le diverse band (CCCP, CSI, PGR) senza abbandonare la musica, si è ritirato a vivere in solitudine sugli Appennini, per poi sorprendere il proprio pubblico con la celebre intervista rilasciata a Giuliano Ferrara all'interno della trasmissione Otto e Mezzo, nella quale dichiarava di essere diventato cattolico. Nulla di strano o di particolare nella scoperta della spiritualità in età avanzata, ma, come spiega nel suo recente libro Barbarico, Ferretti non è diventato un cattolico qualunque: si ispira alla regola benedettina ora, lege et labora e, in più occasioni, ha espresso simpatia per le vedute del precedente papa Benedetto XVI (si ha l'impressione che Papa Francesco sia decisamente troppo moderno per il neoconvertito Giovanni Lindo).
Una conclusione legittima potrebbe essere che all'ex mistico del punk nostrano siano semplicemente invisi i concetti di moderazione e di democrazia e che la sua naturale tendenza sia verso ideali assolutisti che non contemplano il relativismo morale e altre perniciose teorie di derivazione illuminista.