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Vincent Van Gogh, la solitudine del genio
Del 29/12/2013 di Angela Fiore - Il pittore più celebrato dopo Leonardo morì in miseria, ignorato dai contemporanei

La biografia di Vincent Van Gogh è la cronaca di una delle più grandi ingiustizie della storia umana. Il pittore più celebrato dopo Leonardo Da Vinci, infatti, è morto nella miseria e nella malattia, ignorato dai propri contemporanei e senza aver mai ricevuto alcun riconoscimento apprezzabile per le proprie opere.
"Uno ha un grande fuoco nell’anima e nessuno viene mai a scaldarsi, i passanti non scorgono che un po’ di fumo in cima al comignolo e se ne vanno per la loro strada. E allora che fare, ravvivare questo fuoco interiore, avere del sale in sé, attendere pazientemente – ma con quanta impazienza –, attendere il momento in cui,mi dico, qualcuno verrà a sedersi davanti a questo fuoco, e magari vi si fermerà". Questo estratto, contenuto nel recente volume Scrivere la Vita, che raccoglie le lettere di Van Gogh al fratello e agli amici, è un esempio lampante della condizione di alienazione che il pittore conobbe per quasi tutta la vita.
Afflitto da quello che, probabilmente, sarebbe oggi definito un disturbo bipolare (ma anche epilettico e, secondo gli standard dell'epoca, semplicemente folle), Vincent Van Gogh conobbe in vita solo l'amore del fratello Theo, che lo supportò nella sua passione artistica, condivise con lui un appartamento a Montmartre nella breve parentesi parigina e infine convinse (probabilmente pagandolo) Paul Gaugin a vivere con il fratello ad Arles, fino a quando gli eccessi di Vincent non allontanarono anche l'amico pittore. Il legame fra i due fratelli era talmente indissolubile che Theo praticamente non sopravvisse al fratello, morendo sei mesi dopo il suicidio di Vincent.